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Guida alla scelta del casco da moto

Guida  alla scelta del casco

Non esiste il casco perfetto o migliore in senso assoluto ma il migliore per le proprie esigenze. Questa guida vuole essere uno strumento per chiarire quali sono i diversi tipi di caschi e mettere in risalto quelle che sono le specificità di ognuno per guidarvi nella scelta.

Non vogliamo  sbilanciarci nel consigliare o meno  marche piuttosto di altre ma sicuramente ci sono tipologie di caschi più o meno sicuri quindi, per una maggiore chiarezza, abbiamo deciso di ordinarli in ordine di sicurezza:

  1. Integrale
  2. Modulare
  3. Con mentoniera estraibile
  4. Jet e Demi-Jet

 

1.  Casco integrale

guida alla scelta del casco integrale

Sicuramente questa è la tipologia più consigliata di tutte in termini di sicurezza poichè offre una protezione totale della testa e del viso in un’unica struttura senza compromessi. L’unico casco consentito per competizioni sportive e sicuramente il più utilizzato per chi mette al primo posto la sicurezza.

Il rapporto inversamente proporzionale tra sicurezza e comodità però è il motivo per il quale spesso non viene scelto soprattutto per chi utilizza principalmente lo scooter piuttosto che la moto e per chi ha una maggior percorrenza nei centri urbani. E’ doveroso da parte nostra ricordare che proteggere il viso è estremamente importante sia in scooter sia in moto ma dobbiamo evidenziare  anche che l’integrale ha la caratteristica di dare un senso di chiusura che può dare noia ad alcuni e offre una visuale più limitata a livello angolare e nella parte inferiore che, per chi non è abituato, potrebbe risultare scomoda.

Questa tipologia di casco è forse quella che ha la più ampia gamma di modelli e soprattutto di prezzi. Quest’ultimi possono variare da molto poco, ( circa 70 euro) a veramente tanto come migliaia di euro. Le varianti possono essere veramente molteplici e sicuramente non è il casco più costoso il migliore.

Sconsigliamo  fasce di prezzo troppo economiche visto che stiamo parlando della nostra sicurezza ma già con poco più di euro 100,00 si possono coprire in maniera discreta le prime esigenze. Aumentando il prezzo non necessariamente andiamo ad aumentare la sicurezza ma intervengono anche altri fattori importanti nella scelta giusta del vostro casco quali il comfort, leggerezza, silenziosità, qualità dei materiali o anche semplicemente estetici come grafiche. Pesate  quali sono le caratteristiche più importanti per voi e con una così vasta offerta di caschi troverete sicuramente il giusto compromesso.

 

2. Casco modulare


Questa è una concezione di casco molto utilizzata negli ultimi anni per la praticità di avere un jet e un integrale in un solo casco. Molto importante però è sapere che in gran parte dei paesi il casco modulare è concepito esclusivamente come un casco integrale con la possibilità di aprirlo ma mai in movimento; immaginiamo la possibilità di poter mettere benzina, chiedere informazioni o prendere una breve sosta senza la necessità di togliere il casco. Spesso infatti anche marche tra le più famose di modulari, come Schuberth, omologano i proprio caschi solamente come integrali e non come jet. Questo è dovuto alla necessità di superare in alcuni paesi un test molto importante quale il rotolamento del casco, in caso di caduta in velocità il corpo potrebbe tendere a rotolare e la sporgenza di un modulare aperto potrebbe impedire alla testa di seguire la rotazione del corpo.

Fatte le dovute precisazioni, e considerandolo per gran parte dell’utilizzo un casco integrale, per chi vive realtà di centri urbani trafficati la possibilità di passare con un semplice gesto ad un casco aperto nel traffico cittadino dove le velocità tra un semaforo e l’altro non superano i 30 km/h è di indiscutibile comodità. Per questo adesso sempre più marche danno una doppia omologazione (sia come jet che come integrale) ai propri modulare, questo può essere semplicemente controllato sull’etichetta di omologazione riportate sul cinturino di chiusura.  Quindi se si intende utilizzare il casco modulare aperto in movimento, oltre ad un’ovvia questione burocratica, è bene considerare anche una certa rigidità nella chiusura della mentoniera che impedisca di scendere davanti gli occhi con un semplice buca.

Punti  deboli di questa categoria sicuramente sono il maggior peso, se si vuole utilizzarlo aperto la mentoniera può fare effetto vela tirando indietro la testa creando. Anche rumorosità e la NON possibilità di chiudere la visiera a mentoniera alzata possono rappresentare dei limiti importanti di questa categoria di casco.

 

3. Con mentoniera estraibile


Negli ultimi anni è nata questa nuova categoria di caschi a mio avviso molto utile per l’utilizzo urbano e per tutte quelle persone che non sopportano l’integrale ma vogliono proteggere al 100% la testa.

Dipende ovviamente dalle marche ma mediamente come caratteristica comune hanno un peso leggermente superiore a un jet ma sicuramente più leggero di un integrale e una visuale aperta al pari di un casco aperto.

Importante è controllare che abbiamo la doppia omologazione, sia come jet sia come integrale. Alcune marche offrono la possibilità di inserire la mentoniera senza però omologare il casco come integrale.

In ogni caso a livello di sicurezza non possiamo paragonarlo ad un integrale ma molte persone che non avrebbero mai pensato a un casco interamente chiuso in questo modo hanno trovato una maggiore protezione con un ottimo compromesso.

 

4. Jet e Demi-Jet


Comunemente viene definito Jet un casco che abbia a livello posteriore una protezione al pari di un integrale ma senza la mentoniera davanti.  Demi-Jet invece sono tutti quei caschi che hanno anche una minor protezione posteriore.

Sicuramente sono caschi molto comodi, meno impegnativi e più freschi per l’estate MA quanto si guadagna in questi termini si perde in sicurezza. 

Daniele Terenzio Motociclistaonline.it

 

Di seguito riportiamo alcuni estratti di articoli che in modo chiaro e sintetico offrono importanti nozioni tecniche sui caschi.

QUANTO DURA IL CASCO?

Non esiste un periodo ben definito per delimitare la vita di un casco. Molto dipende da come viene utilizzato.  Gli sbalzi di temperatura possono danneggiare la calotta esterna, ma soprattutto quella interna in polistirolo. Il polistirolo invecchia e con il tempo, e con appunto sbalzi di temperatura, perde le caratteristiche di assorbimento dell’energia generata da un impatto. Un polistirolo vecchio, magari secco e rigido, non assorbe più energia e in caso di urto si rompe o addirittura si sbriciola riversando tutta l’energia dell’impatto della testa del malcapitato utilizzatore. La vita di un casco dipende quindi dalle condizioni della sua calotta interna e viene solitamente limitata ad un periodo di 5 anni, naturalmente a condizione che sia stato utilizzato correttamente e soprattutto che non abbia mai subito urti.

(Tratto da un articolo di 2 Ruote news – Luglio 2011)

 

E SE IL CASCO CADE?

Il casco è progettato e costruito in modo da poter assorbire la maggior quantità possibile di energia. Nell’assorbire energia il casco si danneggia. Spieghiamo quindi ai nostri clienti che il casco non è infrangibile o indistruttibile, ma al contrario si deve danneggiare. Un casco che cade da un’altezza anche solo di un metro sprigiona al contatto con il suolo una energia che il casco stesso deve assorbire e di conseguenza si può danneggiare. Mettereste il vostro piede sotto un casco che sta cadendo dall’altezza di un metro circa? Non lo fate perché vi fareste male. Quel dolore però potrebbe farvi comprendere quanta energia il vostro casco abbia assorbito. Spesso il cliente non sa che anche un urto ritenuto lieve può danneggiare il nostro casco. All’interno del nostro casco c’è una calotta in polistirolo che è l’unica parte del casco che possa assorbire energia. Quando l’assorbe si danneggia (e si schiaccia) e non è più in grado, nel punto dove ha assorbito il primo urto, di assorbirne altri. Ne consegue che se dovessimo cadere e battere la testa nella parte del casco che è stata danneggiata in precedenza, non avremmo alcuna protezione con le conseguenze che possiamo facilmente comprendere.

(Tratto da un articolo di 2 Ruote news – Luglio 2011)

LA CALOTTA ESTERNA: TERMOPLASTICA O FIBRA?

La calotta esterna deve essere considerata come lo scudo del casco e serve come prima barriera contro gli urti con il compito di proteggere gli altri componenti del casco. Questa calotta non assorbe energia però tende a distribuirla su tutta la sua superficie. Può essere prodotta in fibre composite o in materie plastiche.
Una calotta in fibre composite (comunemente chiamata vetroresina) può essere in mono composito (solo fibra di vetro),  in bi composito (carbonio e fibra di vetro oppure fibre aramidiche e fibra di vetro) o in tricomposito (solitamente fibra di vetro, carbonio e fibre aramidiche oppure dyneema- carbonio e fibre aramidiche). 
Queste fibre vengono amalgamate e rese solide grazie all'utilizzo di speciali resine termoindurenti in vinilestere con base epossidica. La fibra aramidica più nota viene prodotta dalla Dupont ed è denominata kevlar, mentre il dyneema è una speciale fibra di vetro con caratteristiche di resistenza superiori rispetto alla normale fibra di vetro.

Il carbonio è il tessuto più nobile tra quelli utilizzati nello stampaggio delle calotte ed è il più costoso. Ha una grande capacità di resistenza, ma una volta impregnato di resina diventa molto rigido. Ha una capacità di resistenza alle rotture molto elevata, ma una volta superato il limite di resistenza si spezza sino a frantumarsi. Per questo il carbonio non viene mai utilizzato da solo, ma sempre accompagnato da una fibra o da fibre aramidiche. Le fibre aramidiche sono le più indicate per lo stampaggio di una calotta in quanto anche dopo essere state impregnate di resina sono sempre molto resistenti ed elastiche. Sono fibre praticamente impossibili da rompere anche se sottoposte a forze molto elevate. Basti pensare che l'Esercito Israeliano per far brillare gli esplosivi utilizza coperte di puro kevlar, in grado di attutire l'effetto della deflagrazione. Tutte le fibre, oltre alle caratteristiche sopra indicate, sono note per la loro leggerezza. Una buona calotta in fibre composite è quindi resistente e leggera.
Vi sono varie tecniche di stampaggio, ma quella più classica e diffusa è denominata "bag moulding"  ed avviene attraverso appositi stampi e speciali macchine da stampaggio
Una volta stampata, la calotta in fibre composite deve essere tagliata ed il taglio può avvenire manualmente oppure con speciali robot a getto d'acqua, dotati di un braccio meccanico, regolato da un computer, che proietta un getto d'acqua talmente potente e preciso da tagliare la calotta secondo le necessità del produttore.
Tutti i processi produttivi di un casco possono essere svolti manualmente, ma le migliori aziende sono dotate di macchinari che servono non solo ad aumentare le quantità, ma soprattutto a garantire una qualità costante anche in una larga produzione.
Una volta stampata e tagliata, la calotta passa al reparto stuccatura e successivamente in verniciatura dove oltre alla vernice vengono applicati i loghi e/o le grafiche (decals ad acqua). Dopo la verniciatura la calotta è pronta per il reparto assemblaggio.

Per quanto riguarda invece la calotta in plastica, l'iter produttivo è meno complesso.
Lo stampaggio avviene ad iniezione con appositi stampi (solitamente in acciaio) e appositi macchinari per lo stampaggio delle materie plastiche. Nello stampo viene iniettato il materiale plastico fuso, che andrà a riempire tutto lo spazio appositamente creato all'interno dello stampo stesso. Successivamente lo stampo viene raffreddato ed aperto, per consentire l'estrazione della calotta. I materiale usati per lo stampaggio delle calotte in plastica sono il policarbonato o l'abs. La sigla abs è formata dalle iniziali dei tre monomeri di base impiegati per la preparazione: l'acrilonitrile, il butadiene e lo stirene. Tra i due materiali, quello che ha migliori caratteristiche di assorbimento degli urti è il policarbonato. È anche il più costoso.

Un buon policarbonato ha una buona resistenza agli impatti, maggiore rispetto all'abs, di contro va detto che il policarbonato è più pesante rispetto all'abs ed è più sensibile all'effetto di indebolimento causato dalle vernici che, per quanto siano vernici speciali, per aderire alla calotta ne provocano un minimo indebolimento. Un'aggressione molto blanda, ma pur sempre un'aggressione, che il policarbonato accusa più dell'abs. Vale comunque anche in questo caso il concetto che la calotta è uno solo dei componenti del casco e non ne definisce la qualità. Non è quindi corretto dire che una calotta in abs sia meno sicura rispetto ad una calotta in policarbonato. Una volta stampata, la calotta è già pronta per il reparto di verniciatura e non richiede quindi nessun taglio. Rispetto ad una calotta in fibra i tempi di stampaggio sono quindi più celeri e soprattutto non necessitano di macchina da taglio. Anche la verniciatura di una calotta in plastica è più semplice rispetto ad una in fibra, in quanto non richiede il processo di stuccatura. Una volta verniciata ed eventualmente abbellita con grafiche (sempre con decals ad acqua) la calotta può essere inviata al reparto di assemblaggio.

Differenze tra calotte in plastica e calotte in fibra
Quali sono le principali differenze tra una calotta in plastica ed una calotta in fibra?
Chiariamo subito che una calotta in materie plastiche non è più o meno sicura rispetto ad una calotta in fibre composite. Abbiamo già detto infatti che la sicurezza e la qualità di un casco non derivano da uno solo dei suoi componenti, ma dal completo "sistema di sicurezza".
Le calotte in fibra di vetro e le calotte in plastica sono entrambi valide, ma hanno caratteristiche diverse.
Innanzitutto le fibre composite non risentono degli sbalzi di temperatura mentre le materie plastiche sono sensibili al caldo ed al freddo. Quindi, nel tempo, le calotte in fibra di vetro mantengono inalterate le loro caratteristiche originarie, mentre i polimeri che compongono il policarbonato o l'abs tendono a dilatarsi con l'aumentare della temperatura e a restringersi con il freddo. Inoltre le materie plastiche utilizzate per lo stampaggio delle calotte risentono degli effetti dei raggi del sole (raggi UV) che invece non danneggiano le calotte in materiale composito. Va però aggiunto che le moderne vernici che ricoprono le calotte in plastica, le proteggono in parte dall'effetto dei raggi UV. Anche le tipologie di vernici sono diverse, perché per quanto riguarda le calotte in abs o in policarbonato devono essere utilizzare vernici particolari che non danneggino la plastica. Le materie plastiche infatti sono aggredibili e danneggiabili da alcuni prodotti chimici, da oli, benzine, alcool e anche dalla colla di alcuni adesivi. Per questo motivo è meglio evitare di applicare adesivi su di una calotta in  plastica, mentre, volendo, li posiamo applicare su di un casco in fibra, senza danneggiarlo in nessun modo. Infine gli studi di laboratorio hanno dimostrato che nel caso di impatti molto forti, una buona calotta in fibra di vetro riuscirà a reggere maggiormente la forza dell'urto rispetto ad una altrettanto buona calotta in plastica. 
Ed è  questo il motivo per cui i piloti che gareggiano nelle competizioni motociclistiche utilizzano solo caschi in fibra di vetro. Ricordiamo però che tutto questo non significa che un casco con calotta in fibra di vetro sia migliore o più protettivo rispetto ad un casco con calotta in plastica. Non dimentichiamoci infatti del concetto del  sistema di sicurezza e ricordiamoci che la calotta esterna non è che uno dei componenti del nostro casco. Naturalmente da produttori e negozianti sentirete pareri discordanti rispetto alla maggiore o minore sicurezza di un casco in materiali compositi rispetto ad un casco in plastica.

Direi che ognuno "tira l'acqua al suo mulino", ma senza sottintendere che lo facciano in malafede. La materia si presta a varie interpretazioni e considerazioni. Di fatto però quanto sopra esposto penso sia inconfutabile e comunque scritto con il solo scopo di permettere ai motociclisti di conoscere meglio il loro casco e di effettuare quindi le loro scelte in modo più consapevole. Per concludere vorrei dire che - come tutti sappiamo - il casco con calotta in materiali compositi ha solitamente un prezzo maggiore rispetto ad un casco con calotta in plastica, ma questo non perché sia più sicuro, ma perché, come abbiamo visto, è più complesso e costoso (materie prime) produrre un casco in fibra che non un casco in plastica. 

Sul mercato troviamo moltissimi prodotti con diversi prezzi. Alcuni modelli di caschi integrali in policarbonato vengono venduti con prezzi superiori rispetto a caschi integrali in fibra di vetro. Dipende dalla qualità totale del sistema di sicurezza, dai materiali utilizzati, dagli stampi, dal progetto, dal design e ultimamente anche dal luogo di produzione. 
A volte produrre un casco in Estremo Oriente può essere più conveniente che non produrlo in Europa e di conseguenza anche il prezzo finale sarà inferiore. Più avanti vedremo come valutare il prezzo di un casco in base alle sue caratteristiche e daremo qualche riferimento anche per quanto riguarda le diverse possibilità di omologazione di un casco protettivo per motociclisti.

(Tratto da un articolo di Carlo Baldi su Moto.it)